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CANCRO ORALE

In Italia circa tremila persone muoiono di cancro orale.
Il carcinoma orale è, per incidenza tra tutti i tumori maligni, all’ottavo posto negli uomini ed all’undicesimo nelle donne.
Diagnosi, prevenzione e trattamento precoce del cancro orale assumono un ruolo decisivo e centrale nella prognosi e nella terapia della malattia.
L’odontoiatra è il professionista più di ogni altro coinvolto nella diagnosi precoce del carcinoma orale in quanto, nell’ambito delle frequenti visite di controllo cui è sottoposto l’apparato dentario, può eseguire anche adeguate ed approfondite ispezioni delle mucose. L’obiettivo della prevenzione del carcinoma orale è ambizioso: ridurre sensibilmente la mortalità nel medio periodo dei cinque anni ed arrestare la curva di crescita di insorgenza.
Dati epidemiologici, infatti, indicano che negli ultimi anni vi è un trend in aumento dell’incidenza del cancro orale, una casistica in aumento nella popolazione femminile con un rapporto uomo-donna 2:1; anche se l’età di insorgenza prevalente resta tra 50 ed i 70 anni, si osserva un aumento in soggetti al di sotto dei 45 anni.
Vediamo, di seguito, quale deve essere l’approccio che l’odontoiatra deve seguire nell’ambito di una visita di controllo e di follow-up.
La raccolta di dati anamnestici generali e odontoiatrici del paziente è il primo atto da espletare per procedere ad una approfondita visita clinica. La visita odontoiatrica non può prescindere da un’attenta osservazione ed ispezione delle mucose orali con l’impiego anche di strumenti ingrandenti, una valutazione di eventuali discromie, un esame dell’aspetto macroscopico di superfice delle mucose con la palpazione delle lesioni sospette. La diagnosi strumentale con la valutazione della fluorescenza dei tessuti come metodica di screening e diagnosi precoce e l’esame cito-isto-patologico con prelievo tissutale mediante courette dermatologica sono di grande ausilio per la prevenzione e la diagnosi del cancro orale. In alcuni casi dubbi, anche la Risonanza Nucleare Magnetica (RNM) può essere di supporto alla diagnosi.

L’eziologia del cancro del cavo orale è multifattoriale e tra i principali fattori di rischio predisponenti associati alla sua insorgenza vi sono il fumo, l’alcool, la scarsa igiene orale, l’esposizione a raggi UV, la presenza di protesi dentarie incongrue, margini taglienti di protesi fisse e mobili, le abitudini viziate, le infezioni da Papilloma Virus(HPV) e Candida Albicans.
Una dieta povera di frutta e verdura rappresenta certamente un fattore di rischio per l’insorgenza del cancro orale in individui geneticamente predisposti la cui risposta immunitaria al fattore di rischio risulta inadeguata e/o insufficiente. Il 90% dei tumori del cavo orale è rappresentato dal Carcinoma a cellule squamose (OSCC : Oral Squamos Cell Carcinoma). Tale neoplasia maligna origina dall’epitelio mucoso che riveste le cavità orali, il restante 10% è rappresentato da tumori delle ghiandole salivari, linfomi, sarcomi ed altri.
La lingua costituisce la sede più comune d’insorgenza di cancro orale in particolare la superfice posteriore e latero-ventrale, seguono labbra, pavimento della bocca, ghiandole salivari e mucosa buccale. Il cancro orale è più diffuso nel sud-est asiatico che non in occidente.
L’individuazione e la classificazione delle precancerosi orali quali fattori di rischio nell’eziopatogenesi del cancro orale ci aiutano meglio a comprendere la sua insorgenza e sono determinanti per la prevenzione e diagnosi precoce della malattia. Le precancerosi orali sono alterazioni tissutali che, anche se non presentano caratteristiche biologiche e istologiche tipiche delle neoplasie maligne, possono sviluppare malignità ( WHO Collaborating Centre of Oral Precancerous Lesions 1978). Nei tessuti la trasformazione maligna avviene a carico della componente epiteliale.
Possiamo distinguere, in base alla probabilità statistica di degenerazione carcinomatosa (OMS) tre categorie di lesioni tissutali:
1. Precancerosi potenziali o facoltative: percentuale di modificazione modesta. A tale gruppo appartengono: Leucoplachia, alcune Cheiliti, Lichen orale, Ulcera da decubito, Papilloma, Nevi.
2. Precancerosi vere: notevole possibilità di trasformazione maligna. A tale gruppo appartengono: Candidosi cronica iperplastica, Papillomatosi orale florida.
3. Precancerosi obbligate: in cui l’evoluzione verso la malignità è pressocchè inevitabile, seppure con tempi e modi diversi. A tale gruppo appartengono l’eritroplasia ed il morbo di Bowen.

Semplificando, possiamo distinguere:
A) Lesioni Potenzialmente cancerose: Leucoplachia, Eritroplachia, Displasia Lichenoide, Cheilite attinica, Displasie non altrimenti classificabili.
B) Condizioni Potenzialmente cancerose: Fibrosi sottomucosa, Sifilide, Sideropenia, Epidermolisi bollosa distrofica, Lupus eritomatoso, Lichen orale, Discheratosi congenita.

Un discorso a parte va fatto sul ruolo che i virus oncogeni svolgono nell’eziopatogenesi del cancro orale: l’Epstein-Barr Virus (EBV), l’Hepatitis-C Virus (HCV) e il Human Papilloma Virus (HPV).
Negli ultimi anni gli studi si sono concentrati sul possibile coinvolgimento del HPV nel processo eziopatogenetico del carcinoma orale.
L’HPV è stato diviso in due gruppi che caratterizzano i genotipi e che distinguono ceppi ad alto rischio di potenzialità oncogena (16-18-31-33-35-39-45-51-52-56-58-59-66-68-70) e ceppi a basso rischio di potenzialità oncogena associati a manifestazioni benigne quali verruche volgari, condilomi, iperplasia epiteliale focale, papillomi squamocellulari, papillomatosi di Bowen.
Il prelievo citologico per scarificazione dell’area da esaminare è il test di screening preliminare all’eventuale escissione chirurgica della lesione per il trattamento diagnostico e terapeutico definitivo insieme. Parimenti, l’esame strumentale eseguito attraverso la fluorescenza tissutale è un’altra metodica non invasiva e di semplice esecuzione che, se ben eseguita, contribuisce alla diagnosi precoce delle lesioni.

Dott. Maurizio Macrì
Via Cimarosa, 182 - (Napoli)

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